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9 aprile 2018 News0

Il terremoto, così come ogni evento naturale che provoca disastri, conduce l’uomo a sperimentare paure profonde e ancestrali, dal momento che lo mette nella condizione di dover fare i conti con un fenomeno assolutamente imprevedibile e che nessuna invenzione umana è in grado di controllare pienamente. Quando la terra trema, quando la natura fa sentire la sua “voce”, non solo viene messa a repentaglio la propria esistenza, ma vacillano anche i propri punti di riferimento e tutte le certezze. Questa paura ancestrale è amplificata in coloro che soffrono d’ansia e tendono a voler mantenere il controllo di tutto per poterla gestire al meglio.

La paura dell’ignoto, della possibilità di morire e talvolta il senso di responsabilità per l’incolumità dei propri bambini o dei genitori anziani, possono provocare non poche conseguenze a livello psicologico.

I sintomi frequenti che si sviluppano in questa fobia sono tutti sintomi che rientrano in un quadro di ansia e sono:

  • Palpitazioni, respiro rapido e iperventilazione
  • Desiderio di fuggire
  • Sudorazione
  • Secchezza della bocca
  • Vertigini
  • Disturbi intestinali
  • Tendenza a pianificare ogni via di fuga in caso di terremoto.

Le reazioni possono essere diverse: alcune persone sono più resilienti, sono cioè più capaci di “assorbire” l’urto di un evento catastrofico, altre lo sono meno. Anche all’interno di una stessa famiglia i vissuti possono essere molto differenti, nonostante magari la scossa sia stata vissuta nella stessa casa e affrontata con le stesse modalità.

Il trauma che un terremoto crea intacca qualcosa di profondo, qualcosa che è legato all’identità delle persone e dei popoli, alle certezze di una vita, a una quotidianità che non esiste più, all’incertezza sul futuro. Le crepe nelle case e negli edifici hanno moltissime similitudini con le crepe che si formano all’interno delle persone.

La metafora della distruzione è complementare alla metafora della ricostruzione, così come gli edifici si mettono in sicurezza e si ricostruiscono, così le memorie vengono rispolverate e riempite di nuove esperienze; così come le crepe vengono sistemate, così le fratture del sé vengono ricucite; alcune ferite si rimarginano, altre lasceranno per sempre il segno.

Il terremoto porta alla luce paure profonde e la consapevolezza della precarietà dell’esistenza, con effetti psicologici molto seri. Può essere tuttavia l’occasione per riflettere sul senso della nostra vita, sulla qualità dei rapporti umani, sui valori che fino ad oggi abbiamo seguito, su ciò che è veramente importante per noi.

Quando ormai si pensa di aver superato il trauma, una scossa o un anniversario può far riemergere ricordi e reazioni che non si riescono a gestire e controllare. Questo può essere il segnale che la ferita è ancora viva e aperta e che è stata soltanto coperta per un po’ solo per evitare il sanguinamento. In questi casi può essere importante chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta per riuscire ad esplorare e affrontare il trauma senza farsi dominare da esso.


Copyright Simona Lorenzetti 2017. All rights reserved.