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1 dicembre 2017 News0

Linfa dell’arte, puro atto creativo, custode del sonno, il sogno da sempre affascina l’essere umano per la capacità di svincolarsi dai principi del pensiero logico e dalla connessione con la realtà.

I bambini sono dei produttori di sogni davvero sorprendenti, infatti, rispetto agli adulti, sono meno inibiti e preoccupati a nasconderne gli effetti spiacevoli o negativi; la loro realtà è più vicina a quella delle immagini, immersi come sono in un fantastico e fiabesco mondo, dove nulla è come sembra e tutto ciò che accade è magia.

Quando gli adulti sognano qualcosa di fastidioso o inquietante, spesso perché spaventati dal dover riconoscere i motivi del disagio ed affrontarlo, al risveglio scacciano il ricordo e, dunque, l’eventuale problema manifestatosi in sogno.

Anche i bambini, durante l’adolescenza, imparano a inserire meccanismi di difesa nei sogni, ma da piccoli sono desiderosi di parlarne.

L’attività onirica dei bambini è creativa, non si limita a rimaneggiare i dati dell’esperienza di veglia, ma li riorganizza in modi completamente nuovi.

Più spesso nei sogni compaiono le attività ricreative, gli eventi e gli ambienti, e soprattutto il gioco, protagonista nella loro vita come nelle storie oniriche. Infatti, così come il gioco costituisce spesso una forma di auto-guarigione da un temporaneo periodo di difficoltà, il sogno, liberando allo stesso modo il bambino dai legami e dalle inibizioni imposti dalla vita ordinaria, utilizza lo stesso meccanismo del gioco: attraverso il sogno il bambino può ripetere le esperienze dolorose ed elaborarle, attivando la capacità di fruire di una riparazione immaginaria che gli permette di superare tali difficoltà.

Gioco, fantasia e sogno seguono quindi linee che s’intrecciano magicamente per aiutare il bambino a definire se stesso e il mondo esterno attraverso il quale è in continua relazione esistenziale. Ricercatori che hanno studiato i comportamenti di gioco in uomini ed in altre specie animali, hanno trovato che il gioco è “autoietico”, cioè si fa per il proprio bene senza essere guidati o motivati da un obiettivo esterno.

Il gioco implica la creazione di uno spazio “irreale” o “quasi-reale”, un mondo chiaramente a parte con ruoli speciali.

La sua funzione primaria quindi ci mette in grado di sperimentare le diverse possibilità della nostra vita, esaltando la nostra flessibilità, creatività e capacità di reagire bene alle nuove esperienze.

Queste caratteristiche del gioco descrivono perfettamente anche le attività del sogno. Infatti la sua funzione primaria è quella di aiutarci ad elaborare nuove informazioni ed esperienze emotive e a stimolare le nostre capacità creative, di spontaneità e di auto-completamento.

Il sogno sostanzialmente è una forma di gioco, un gioco in cui ci avventuriamo e sperimentiamo di notte. In qualsiasi momento può accadere che un gruppo di bambini inizi spontaneamente a divertirsi giocando con i propri sogni, esplorando e chiarendo le differenze tra i comportamenti del sogno e della veglia.

Fingendo di sognare possono giocare più liberamente ed esprimere la propria aggressività più vigorosamente di quanto solitamente verrebbe permesso loro.

Da esperienze sul campo, come spesso capita, si è notato che quando ai bambini si chiede di raccontare un “loro sogno onirico”, quello che si ricordano meglio o che è loro piaciuto di più, si apre un canale di comunicazione molto particolare. La capacità comunicativa dei bambini permette una completa trasmissione di tutti gli elementi affettivi legati all’esperienza onirica, soprattutto quando non caricata dalle sovrastrutture imposte dalla società.

I bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni, raccontano molto volentieri i loro sogni che ricordano con grande dovizia di particolari. Ma non solo, su questa richiesta di raccontare i loro sogni si è visto che cambiano lessico: parlano in modo più forbito di quanto facciano normalmente e delineano racconti e situazioni complesse in modo chiaro e, per quanto possibile con materiali onirici, esaustivo. Le storie da loro raccontate alla fine sono delle favole, surreali e oniriche.

Raccontare i sogni significa farci entrare in un mondo molto personale, fantastico e simbolico, che in qualche modo scavalca e si pone prima delle sovrastrutture culturali, delle differenze etniche, religiose, linguistiche.

L’arte è un mezzo ideale per esprimere il significato dei sogni. Anche se gli adulti hanno capacità verbali più sviluppate, i bambini sono meno inibiti e possono essere più espressivi nei propri lavori artistici. Scenette, disegni, collage, maschere, costumi e fotografie possono essere veicoli produttivi per immaginare oltre il sogno. Usando ad esempio un disegno o uno scritto creativo un bambino può abbellire questa storia, farla proseguire, modificarne i dialoghi o creare interamente un nuovo

finale. La probabile funzione di questi esercizi artistici è di aiutare il bambino a focalizzare e potenzialmente risolvere ansie relative a eventi, situazioni nuove e rapporti preoccupanti.

E’ importante stimolare la condivisione dei sogni nei bambini, essi possono essere uno strumento per i genitori e gli insegnanti per aver accesso al loro mondo interno e comprenderlo meglio.


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