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28 gennaio 2018 News0

Forse dovrei andare da uno psicologo! È una frase che molti pensiamo in momenti difficili, in realtà ad oggi sono ancora pochi coloro che decidono di intraprendere un percorso terapeutico nonostante la psicologia incuriosisca e affascini la maggior parte delle persone.

“Chi va dallo psicologo è pazzo!”: questo sembra essere un pregiudizio ormai abbattuto, nonostante ciò ci sono una serie di false credenze che ostacolano la scelta di rivolgersi ad uno psicologo nei momenti di crisi o di difficoltà legati a fasi particolari della propria vita.

Cerchiamo di approfondire alcune delle motivazioni che prevalgono nel momento in cui si sceglie di intraprendere un percorso psicologico ma ci frenano nel momento in cui dovremmo fare la chiamata per il primo colloquio:

  • Lo psicologo costa molto

Si pensa spesso che una terapia psicologica richieda più sedute a settimana a un costo elevato, in realtà la maggior parte dei professionisti propongono una seduta settimanale o anche quindicinale in base alle esigenze, rendendo la spesa molto più accessibile.

Nessuno nega che si tratti di un corposo investimento economico, ma è appunto un investimento sulla propria salute e benessere paragonabile ad altre spese sanitarie e come tale detraibile fiscalmente.

  • Posso parlare con i miei amici

Sicuramente la vicinanza emotiva e il sostegno degli amici è una risorsa fondamentale per ogni individuo in particolare nei momenti di difficoltà, ma il supporto psicoterapeutico è un intervento di struttura differente con caratteristiche e modalità specifiche.

La competenza professionale di uno psicologo porta il paziente non solo a tirare fuori e sfogare i propri problemi, ma soprattutto ad elaborare i propri vissuti, ad essere più consapevole delle proprie emozioni riuscendo in tal modo a gestirle, ad analizzare le proprie relazioni e i propri comportamenti.

Il segreto professionale al quale è legato lo psicologo inoltre, può favorire il paziente ad aprirsi su temi profondi e privati senza sentirsi giudicato.

  • Chiedere aiuto è segno di debolezza

Decidere di intraprendere un percorso terapeutico nel quale mettersi in discussione a 360 gradi per poter migliorare, è un atto di grande coraggio, il solo fatto di fare una chiamata per chiedere un appuntamento richiede uno sforzo emotivo non da poco.

Per ammettere la propria sofferenza, per chiedere aiuto e mettersi in discussione ci vuole forza e coraggio, è molto più semplice far finta che tutto vada bene o si risolverà col tempo.

  • Sono forte, ce la faccio da solo

Spesso il pensiero di riuscire ad affrontare il problema da solo rivela il fatto che il problema è stato soltanto messo da parte con la speranza che il congelamento e il tempo possa farlo sparire.

In realtà poi ci si ritrova a rivivere sempre gli stessi problemi, le stesse delusioni, le stesse dinamiche relazionali.

Le difficoltà vanno attraversate ed elaborate per essere superate, si tratta di un lavoro faticoso e a volte non si ha la lucidità per mettersi completamente in discussione da soli, per questo i problemi si ripresentano e i sintomi possono aumentare.

  • A me non serve lo psicologo

Spesso non si è consapevoli dei propri problemi, a volte le persone si rendono conto che nella loro vita c’è qualcosa che non va e agiscono per attuare dei cambiamenti ed essere più soddisfatti, al contrario altre persone attribuiscono la responsabilità e la causa dei propri problemi all’esterno senza mettere minimamente in discussione il proprio comportamento o atteggiamento.

Si tratta dei casi sicuramente più gravi e più difficili, la mancanza di consapevolezza non permette di chiedere aiuto e richiede l’intervento di amici e parenti esasperati che cercano di incitare la persona a mettere in luce le proprie difficoltà che risultano ormai non più tollerabili per l’ambiente di appartenenza.


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31 maggio 2017 News

 

Siamo animali sociali ma preferiamo soffrire da soli. Si preferisce condividere con gli altri le risate, i momenti sereni; la routine quotidiana ci permette di andare avanti mantenendo il controllo proteggendoci dall’ intimità nella quale si nasconde la sofferenza emotiva. Ma può arrivare un momento in cui arriviamo a rifiutare il contatto con gli altri perché ci provoca disagio, un momento nel quale tutto inizia a perdere significato.

Soffrire in silenzio senza fare nulla vietandosi la possibilità di chiedere aiuto non fa altro che intensificare il dolore e farlo durare più a lungo. L’ombra del dolore inizia ad avvolgere ogni cosa e la luce della via di uscita si offusca divenendo impossibile da raggiungere. Costruire un guscio privato che avvolge e nasconde dove soffrire in silenzio, la solitudine permette di non far emergere nulla all’esterno, ci protegge dal giudizio e dalla critica.

Rifiutarsi di chiedere aiuto condividendo ciò che accade dentro di noi con una persona di fiducia o un professionista non fa che accrescere l’idea che la sofferenza debba essere avvolta dal silenzio e affrontata in solitudine per non mostrarci al mondo deboli e vulnerabili.

La depressione post-partum o durante la fase di gestazione è ancora oggi considerata un tabù in quanto spesso le donne vengono giudicate e condannate per questo. Quello che ci si aspetta da una neo-mamma è che sia felice e pronta ad affrontare questo importante cambiamento: questo stereotipo spinge molte donne a viversi questa esperienza in silenzio e in solitudine per evitare le critiche della società.

Gli adolescenti vittime di bullismo spesso scelgono di rifugiarsi all’ interno delle loro camere dove si sentono protetti e sicuri senza chiedere aiuto per ciò che stanno vivendo.

Le ferite emotive non guariscono da sole, al contrario sono materiale su cui lavorare per poter individuale le radici che sono alla base del dolore. E’ fondamentale pertanto rivolgersi ad uno psicoterapeuta che ci aiuti ad affrontare il dolore che ci causa ansia e depressione.

Il processo terapeutico è sicuramente un percorso lento e laborioso ma permette di poter uscire dal guscio di silenzio e solitudine che ci protegge ma nello stesso tempo ci isola, per poterci riappropriare della spontaneità e l’autenticità che ci rendono unici.

“Il dolore psichico è uno strano sentimento, ti abbandona solo se ti sei abbandonato a lui. Se rifiuti di viverlo non ti lascia più” (F. Fornari).


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