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5 febbraio 2018 News0

L’ansia da esame è caratterizzata dalla paura, dal terrore, di affrontare un’interrogazione o un esame. Ben altra cosa è l’ansia fisiologica che può accompagnare e favorire una prestazione, e porta al raggiungimento di migliori risultati rispetto alla sua completa assenza o ad eccessivi livelli di ansia.

Nell’ansia da esame patologica, l’idea di dover sostenere una prova è associata ad intensi sintomi come preoccupazione, pensieri o immagini catastrofiche (essere bocciati, fare una figuraccia, fare scena muta, non ricordare nulla, avere una crisi di panico, scappare all’ultimo momento, sentirsi falliti, umiliati, difettati o deludere gli altri significativi) che innescano la cosiddetta “ansia anticipatoria”.

Le persone affette da ansia da esame possono sviluppare tutta una serie di sintomi tra i quali: ansia diffusa, preoccupazione eccessiva per la prova, confusione, tremori, agitazione, irrequietezza, incapacità a rilassarsi, tachicardia, nausea, vertigini, sintomi fisici vari; nei casi più “gravi” questi sintomi possono sfociare in un vero e proprio attacco di panico situazionale che, può innescare la paura di morire, di perdere il controllo di se stessi o di impazzire. Spesso le persone affette da ansia d’esame evitano di affrontare la prova per il timore di non riuscire a sopportare i sintomi e le conseguenze dell’ansia. Spesso si cerca di far fronte all’ansia da esame assumendo ansiolitici che possono alleviare lo stato ansioso ma non incidono sulle cause psicologiche che sono alla base della crisi ansiosa.

Gli adulti e gli adolescenti sono consapevoli che la loro paura è irrazionale o, quanto meno, esagerata ma, nonostante questa consapevolezza, non riescono a fronteggiarla, anzi il fatto di essere coscienti di esagerare espone gli studenti ad ulteriori sofferenze che derivano dalla considerazione di essere diversi dagli altri, troppo fragili, di non poter raggiungere traguardi ambiziosi, di deludere gli altri, di essere dei falliti. Questi pensieri negativi possono compromettere l’autostima, innescare vissuti di inadeguatezza a cui spesso si accompagnano sentimenti di vergogna, autosvalutazione e depressione.

A causa dell’ansia da esame la persona può compromettere il proprio percorso scolastico ritardando la conclusione degli studi oppure può avere un rendimento inferiore all’investimento, all’impegno nello studio e alle proprie capacità cognitive. Nei casi più gravi l’ansia da esame può spingere l’individuo ad abbandonare gli studi nonostante le potenzialità.

Spesso, per queste persone, la prova da affrontare (sia essa un’interrogazione, un compito in classe o un esame), non si limita ad una prestazione ma coincide con il valore personale che si attribuiscono: in sostanza fallire ad un esame equivale ad essere dei falliti, compromettere la propria vita, deludere se stessi e gli altri.

Il lavoro psicoterapeutico mette spesso in risalto come, nella storia di chi soffre di ansia da esame patologica, l’autostima ed il valore personale, così come l’essere degni di amore, sia stato condizionato dalle “prestazioni”, in particolare scolastiche.

E’ possibile riscontrare nella storia di queste persone episodi specifici che le hanno portate all’eccessivo investimento sul successo scolastico per ottenere ammirazione, amore, approvazione o, al contrario, evitare umiliazioni o rimproveri. L’ansia da esame è spesso accompagnata da pensieri di fallimento, vergogna, paura di deludere gli altri o di compromettere il proprio futuro. In genere, le persone che manifestano eccessiva ansia da esame hanno un’autostima condizionata dagli altri (insegnanti, datori di lavoro, partner, genitori, amici, ecc.) e quindi più vulnerabile poiché basata su criteri esterni che spesso possono rivelarsi arbitrari.

L’ansia da esame non è dunque semplicemente l’ansia per l’esame, ma l’angoscia, che può sfociare in panico, di dover ogni volta giocarsi tutto: autostima, fiducia, approvazione, amore, e rischiare di perderlo. Ognuno di noi esposto a questo rischio manifesterebbe un’ansia patologica. Alcune persone possono funzionare abbastanza bene finché un episodio, come una bocciatura imprevista, un voto basso o una prestazione non all’altezza, fa crollare tutta la sicurezza innescando o, aumentando, l’ansia per gli esami futuri. In altri casi le persone fanno i conti con la propria ansia da sempre.

L’ansia da esame può influire in maniera significativa sulla qualità della vita della persona e questo deve far riflettere circa l’importanza di un trattamento psicoterapeutico.

Il problema centrale da affrontare all’interno di un percorso psicologico consiste nel rafforzamento della propria autostima rendendola meno dipendente dal giudizio degli altri.


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18 gennaio 2018 News0

La rivalità e gelosia tra fratelli è un fenomeno molto comune nelle famiglie con due o più figli. Il conflitto viene espresso attraverso aggressioni verbali e fisiche soprattutto da parte del fratello più grande che spesso accusa i genitori di avere delle preferenze per il figlio più piccolo.

Dopo aver vissuto nella condizione di “figlio unico” per diversi anni con la convinzione di mantenere questa posizione privilegiata per lungo tempo o addirittura per sempre, il primogenito si sente spodestato dall’arrivo del fratellino o della sorellina che diventa il fulcro dell’attenzione dei genitori.

La gelosia che caratterizza il rapporto tra fratelli, nella realtà ha come bersaglio proprio la madre o il padre: gli attacchi nei confronti del più piccolo spesso derivano dal timore di essere trascurati e messi da parte.  Il nuovo arrivato assume il ruolo di intruso, di rivale da combattere per riconquistare la vecchia posizione centrale di potere.

I genitori possono avere dei comportamenti diversi nei confronti del secondo figlio, essendo più maturi e sicuri per l’esperienza acquisita, inoltre il primo figlio a volte viene caricato da investimenti eccessivi, considerato il garante della continuità familiare è gravato da un peso simbolico proprio del primogenito. Questo porta il bambino a fare dei confronti, a subire cambiamenti negli spazi, nelle abitudini che spesso i genitori non riescono a compensare: tutto questo genera frustrazione, senso di abbandono e rabbia.

L’esperienza dell’arrivo di un fratello è comunque un’esperienza importantissima, un momento di crescita e maturazione per il figlio più grande che è costretto a confrontarsi, senza potersi sottrarre, con bisogni, comportamenti e interessi nuovi.

Diversità e somiglianza sono le caratteristiche che rendono unica la relazione tra fratelli: necessità di distinguersi dall’altro, di fare spazio affettivo per accogliere un altro individuo diverso ma simile, con il quale si condividono oltre al patrimonio genetico, anche esperienze comuni e la storia familiare.

Il primogenito può trovarsi nella posizione di essere oggetto di dipendenza e ammirazione da parte del fratello e cerca di barcamenarsi tra la rivalità, la solidarietà e la condivisione di spazi e tempi oltre che dei genitori.

La relazione tra fratelli si può considerare come la prima palestra di vita sociale, un’occasione di apprendimento e sperimentazione delle proprie capacità di cura, di collaborazione e di alleanza per ottenere dei vantaggi comuni.

La funzione della madre e del padre nel rapporto tra fratelli deve essere quella di favorire la condivisione cercando di non far sentire al figlio più grande sentimenti di abbandono e trascuratezza, è importante riservare per lui degli spazi privilegiati di ascolto attento e partecipe.

Il ruolo del figlio maggiore non deve implicare responsabilità ed obblighi per soddisfare le aspettative dei genitori che devono favorire l’alleanza e la condivisione di esperienze mantenendo comunque lo spazio vitale di ognuno e l’autonomia.

Tra fratelli esiste un legame unico, irripetibile e speciale che inizia precocemente e dura a lungo nel tempo acquisendo un’importanza sempre maggiore nel corso della vita.


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