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5 ottobre 2017 News0

Una crisi di coppia può insorgere più di una volta nel corso di una relazione: essa provoca dubbi, sfiducia e un grande senso di insicurezza. Ma, soprattutto trasforma la relazione con il partner in una situazione quasi insopportabile.

Le crisi di coppia all’interno di una relazione non devono preoccuparci per forza. Sono comuni, e di solito si verificano quando la coppia si ritrova ad affrontare una fase di transizione e sente di aver bisogno di un cambiamento. La cosa che deve preoccuparci è il modo in cui affrontiamo queste crisi. Dare la colpa al partner, fare finta di niente, credere che tutto finirà o auto-convincerci che ci sia qualcun altro che sta minando la nostra relazione sono comportamenti sbagliati e che dobbiamo analizzare a fondo. È normale che, con il passare degli anni, la nostra relazione si trovi dinanzi a nuove sfide o progetti che non avremmo mai immaginato. Il punto è: come affrontare tutto ciò?

Le relazioni di coppia sono molto importanti per la maggior parte delle persone. Ci sono però numerose convinzioni e comportamenti che rendono una cosa tanto bella un vero e proprio incubo. Spesso infatti abbiamo un’idea molto rigida di come dev’essere una relazione e di come dovrebbe comportarsi il nostro partner, e persino la nostra idea di amore è fondata su molti stereotipi. Tutto questo influisce negativamente nella relazione e può causare una profonda crisi di coppia.

Spesso inconsapevolmente vorremmo che la fase dell’innamoramento non finisse mai. Quando l’intensità di questa fase diminuisce, infatti, iniziamo a vedere il nostro partner per quello che è davvero, senza filtri. È a quel punto che le aspettative e l’idealizzazione svaniscono e tutto ciò può portare ad una crisi. Dopo aver scoperto che il nostro partner non è la persona che credevamo fosse, e che per molto tempo siamo stati accecati dall’innamoramento, cercheremo di fare in modo che la relazione continui nel miglior modo possibile. E per questo, in alcuni casi, tenteremo di cambiare l’altro, di modellarlo e di farlo assomigliare a quell’ideale e a quelle aspettative che si sono infrante. Tuttavia, questo non significa accettare l’altro, ma cercare di farlo assomigliare per forza a noi e alla nostra immagine di partner ideale. Quando ci ostiniamo a comportarci in questo modo, il partner può sentirsi offeso e molto probabilmente si scatenerà una crisi di coppia. Ma pensateci: come vi sentireste se qualcuno cercasse di cambiarvi? Chiedere al proprio partner di cambiare può essere una buona idea solo dopo essersi confrontati e aver cercato di raggiungere un compromesso, senza esigere nulla.

Un altro errore comune è credere che una volta che abbiamo al nostro fianco la persona che amiamo, non dobbiamo più sforzarci per tenerla accanto a noi. L’amore dev’essere coltivato ogni giorno, ma per qualche strana ragione spesso lo diamo per scontato. In questo modo però, dimentichiamo di dimostrare al nostro partner quanto è importante per noi, quanto lo desideriamo e lo amiamo. E questo è fondamentale se vogliamo mantenere una relazione sana, basata sul rispetto e la stima. Dare la colpa al partner di tutto ciò che va male nella relazione indica che non siamo in grado di assumerci le nostre responsabilità

Senza dubbio, però, l’aspetto principale alla base della maggior parte delle crisi di coppia è l’incapacità di comunicare in modo maturo . Non dire subito all’altro che qualcosa ci disturba, ma tenercelo dentro finché non esplodiamo; dubitare dell’altra persona, ma non dire nulla e vivere con una sensazione costante di sfiducia; prendere decisioni che riguardano la coppia senza consultare l’altro: tutto questo farà sì che il legame si spezzi.

Un altro aspetto che può causare una crisi di coppia è l’eccessiva dipendenza. Si tratta di un problema frutto di molte convinzioni errate, per esempio che il partner sia la nostra unica fonte di felicità e che senza di lui non saremmo nulla. Questo porta molte coppie a dipendere totalmente l’uno dall’altro. Non solo per le questioni pratiche, ma anche per raggiungere il benessere emotivo. Dovremmo ricordarci, invece, che in qualsiasi relazione è necessario che ogni membro abbia il proprio spazio in cui poter stare senza il partner. Il tempo di uscire con i propri amici, di portare avanti un’attività che gli piace… Perché il partner non è il centro del nostro mondo e, se facciamo girare tutto intorno a lui, alla fine ci mancherà l’aria. Questa dipendenza totale dall’altra persona può provocare anche paure, insicurezze e dubbi sulla relazione, che molto probabilmente causeranno una crisi nella coppia.

Ogni tanto può capitare, poi, di fare paragoni tra la nostra relazione e quella di altre coppie. Forse le osserviamo e pensiamo che siano perfette, che facciano tutto insieme, che non si separino mai… Anche questo può influire sulla nostra relazione, perché ci fa desiderare che tutto sia idilliaco. Ma in realtà non sappiamo che cosa succede a quella coppia quando varca la soglia di casa, potrebbe addirittura darsi che litighino tutto il giorno quando non sono in pubblico. Paragonare la nostra relazione alle altre è ingiusto e non ha senso, perché ogni persona è diversa, ognuno ha vissuto esperienze diverse e affrontato problemi diversi. Ogni coppia è un mondo a sé, ed è bene non dimenticarlo mai.

In fondo, le crisi non sono altro che opportunità per cambiare, per trasformare la propria relazione, che sia per andare avanti o per separarsi definitivamente. Ogni crisi è un segnale d’allarme che ci dice che dobbiamo riflettere sulla nostra relazione e prendere una decisione.Per risolvere una crisi di coppia, dunque, il primo passo è essere predisposti a farlo, vale a dire voler affrontare il problema nel miglior modo possibile, sia per noi che per il nostro partner. Questo significa non soltanto riflettere e dialogare insieme, ma farlo anche in modo individuale.

Quando ne parliamo con il partner, poi, è importante mettere da parte le lamentele e le accuse e agire in modo pratico e positivo. Non serve a niente ribadire tutto ciò che è andato male fino a quel momento, piuttosto bisogna pensare al modo in cui può essere risolto o migliorato quel problema, per giungere ad un compromesso. Se non lo facciamo, la nostra relazione continuerà a cadere in nuove crisi. Se non riuscite a risolvere i problemi in questo modo, poi, un’altra opzione potrebbe essere rivolgersi ad uno psicoterapeuta specializzato in relazioni di coppia, che senz’altro potrà aiutarvi.

Una crisi può portare alla rottura della relazione oppure cambiarla e rafforzarla. In entrambi i casi, è un’esperienza che dobbiamo affrontare di petto se vogliamo crescere sia a livello personale che nella nostra relazione.

La crisi è la migliore benedizione che può arrivare a persone e Paesi, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dalle difficoltà nello stesso modo che il giorno nasce dalla notte oscura. E’ dalla crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i propri insuccessi e disagi, inibisce il proprio talento e ha più rispetto dei problemi che delle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. La convenienza delle persone e dei Paesi è di trovare soluzioni e vie d’uscita. Senza crisi non ci sono sfide, e senza sfida la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. E’ dalla crisi che affiora il meglio di ciascuno, poiché senza crisi ogni vento è una carezza. Parlare della crisi significa promuoverla e non nominarla vuol dire esaltare il conformismo. Invece di ciò dobbiamo lavorare duro. Terminiamo definitivamente con l’ unica crisi che ci minaccia, cioè la tragedia di non voler lottare per superarla”.  Albert Einstein 1955 


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8 settembre 2017 News0

Mal di scuola…tutti ne abbiamo sofferto! si tratta di uno stato emotivo che si manifesta attraverso un insieme di comportamenti disfunzionali che non consentono al ragazzo di vivere adeguatamente le attività scolastiche e di apprendere con successo, utilizzando adeguatamente le proprie capacità cognitive, affettive e relazionali.

Per alcuni ragazzi andare a scuola, seguire le lezioni, fare i compiti e studiare, può diventare in alcuni periodi un vero e proprio incubo! Ci sono bambini e adolescenti che rifiutano di andare a scuola o di fare i compiti, lamentano spesso mal di pancia o di testa, hanno difficoltà nella relazione con i compagni, partecipano poco o con scarsa attenzione alle lezioni, si sentono tristi, arrabbiati e incapaci, non compresi e perseguitati dagli insegnanti.

L’apprendimento è un percorso complesso che prevede lo sviluppo di nuove competenze ed il delinearsi di nuovi obiettivi e che porta con sé anche qualcosa di doloroso. La conoscenza, l’esplorazione e lo studio implicano infatti l’accettazione del cambiamento, costringono ad affrontare sentimenti di precarietà e a tollerare di andare incontro al rischio di insuccessi. Apprendere vuol dire anche sperimentare solitudine, frustrazione e in certi momenti anche senso di inadeguatezza. Per di più la scuola rappresenta un vero e proprio luogo di sperimentazione sociale per l’individuo che richiede autonomia, capacità di scelta, capacità di rispettare le regole e di stare in relazione con il gruppo dei pari.

Di fronte a tanta complessità può capitare che bambini e adolescenti lascino emergere le proprie fragilità con diversi comportamenti e sintomi: scarsa partecipazione, disattenzione, comportamenti di rifiuto o disturbo, cattivo rapporto con i compagni, difficoltà di apprendimento, irrequietezza, abuso di realtà virtuale, crisi al momento della scelta della scuola, autolesionismo, bullismo, somatizzazioni, disturbi del sonno, inappetenza. I sintomi del mal di scuola possono essere il segnale di diverse forme di malessere e avere cause legate alla fatica di apprendere, a difficoltà dovute ai momenti di crescita, a stati di disagio affettivo-relazionali.

Gli stati emotivi che accompagnano i bambini e i ragazzi con il mal di scuola possono essere di tre tipi:

  • ci sono situazioni in cui prevale isolamento, apatia e rifiuto scolastico;
  • ci sono casi caratterizzati da frequenti esplosioni di rabbia;
  • altre situazioni caratterizzate da stati d’ansia.

Nei casi in cui prevale l’isolamento e l’apatia, i bambini e i ragazzi fanno fatica a condividere contesti allargati, si ritraggono sempre di più dai contatti con i coetanei, collezionano molte assenze a scuola per mal di pancia, faticano a uscire di casa con il rischio di chiudersi tra le pareti della propria stanza. In casa possono essere mogi e taciturni, ma spesso appaiono scontrosi se non assecondati e rigidi nelle loro posizioni. I genitori in ansia per le sorti scolastiche del figlio, si sentono inadeguati, arrabbiati e soli davanti ad una scuola che sottolinea le mancanze senza riuscire a costruire risposte. Sempre più sfiduciati provano a convincere il figlio ad andare a scuola e affrontare le difficoltà, passando da atteggiamenti di accondiscendenza a esplosioni di rabbia e minacce.

Nelle situazioni in cui prevale la rabbia che esplode di fronte alla frustrazione, al rifiuto ed alle difficoltà, è come se il bambino o l’adolescente in quei momenti non fosse più in grado di ragionare, di pensare. La rabbia viene buttata fuori senza filtri, con urla, parolacce, spintoni e botte. Si tratta di bambini e ragazzi che a scuola collezionano note, sospensioni, bocciature, che vengono visti dall’esterno come cattivi e a volte pericolosi. Il mondo della scuola sembra schierarsi contro, tranne poi incontrare qualche insegnante che “sa come prenderlo” e che stabilisce una relazione importante ed esclusiva. Rabbia, paura, vergogna, negazione e tentativi di giustificazione sono le reazioni emotive dei genitori di fronte ai figli che sembrano aver preso il sopravvento in famiglia.

Nei casi in cui prevalgono gli stati d’ansia, situazioni come verifiche, interrogazioni ma anche momenti di socializzazione come l’intervallo, possono diventare molto angoscianti. Gli stati d’ansia possono sfociare in veri e propri attacchi di panico, momenti terribili in cui ci si sente morire: battito accelerato, sudorazione, affanno e senso di svenimento. La paura di avere un attacco arriva a bloccare la possibilità di affrontare gli ostacoli con il conseguente ritiro. Oltre al sintomo emerge una fragilità legata soprattutto alla difficoltà a tollerare le distanze, le separazioni, i cambiamenti nella vita e nelle relazioni che sono inevitabili con la crescita. Si tratta spesso di bravi ragazzi che chiedono continuamente all’adulto di essere confermati nelle loro qualità, di avere la loro approvazione, soffrono molto all’idea di perdere gli amici. I genitori possono essere spiazzati soprattutto quando il sintomo arriva all’improvviso, la preoccupazione legata alla fragilità del figlio li porta a cercare un modo per aiutarli oscillando tra l’assecondarli e lo spronarli.

Gli stati d’ansia, le esplosioni di rabbia, l’isolamento e l’apatia, insieme ai diversi sintomi del mal di scuola, sono un importante campanello di allarme, sono segnali di uno sviluppo che fatica a procedere.   E’ importante che i genitori non restino soli a decifrare questi segnali e vengano aiutati da esperti a comprendere tempestivamente cosa significano per rimettere in moto il processo evolutivo.

Uno psicoterapeuta dell’età evolutiva può sicuramente trovare le parole e le vie giuste per giungere al cuore del problema e aiutare il bambino o l’adolescente a liberarsi dei suoi fantasmi e di conseguenza guarire dal mal di scuola. Che siano un senso di inadeguatezza, eccessiva timidezza, paura di atti di bullismo o una particolare vulnerabilità psicologica, tutto si può risolvere, basta decidere di affrontare il problema.

 


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25 luglio 2017 News0

La paura è un’emozione provata in tutto il regno animale: la sua funzione è di preparare l’organismo, nel suo insieme di psiche e soma, ad affrontare un pericolo mettendo in atto comportamenti di risposta all’evento temuto: generalmente l’attacco o la fuga. Maggiore è la minaccia percepita, tanto maggiore sarà l’intensità di questi meccanismi preparatori. Sotto stress, la nostra capacità di proiettarci con la mente e con la memoria nel passato e nel futuro ci rende vulnerabili alla stessa emozione che dovrebbe garantirci la sopravvivenza: la paura.

Nell’attacco di panico si focalizza l’attenzione sui propri stati interni fisiologici in relazione alla paura. Nel corso di un attacco di panico il mondo appare strano: le cose appaiono diverse dal solito, il corpo diventa leggero e pesante allo stesso tempo…è come se la mente cercasse una via di fuga. La testa diventa pesante, il corpo è pervaso da brividi e tremori come se stesse accadendo qualcosa di terribile. Fiato corto, gambe pesanti, battito accelerato che rimbomba nelle orecchie come accade prima di uno svenimento che però non arriva mai. Il panico ti lascia lì spaventato, sudato e pallido; non puoi fare nulla se non aspettare che tutto passi. In fondo non si muore per un attacco di panico nonostante i sintomi possano far pensare ad un attacco cardiaco o ad una crisi respiratoria.

Il pensiero che consegue a questa esperienza è quello di impazzire: un’apprensione che si sviluppa di fronte ad un’emozione così prorompente, arcaica e basilare che nel panico si sviluppa alla massima potenza il più delle volte senza un motivo apparente: la paura profonda e viscerale.

Quando si ha un attacco di panico la paura si impossessa di noi, ma non si tratta di una paura per un oggetto o una situazione al di fuori di noi di fronte alla quale si può fuggire. Si tratta di una paura profonda, viscerale, primitiva dalla quale non si trova una via di uscita. Sono le sensazioni corporee, o stimoli enterocettivi, a far più paura: il proprio battito cardiaco, il proprio respiro, i brividi, in altre parole è l’esperienza del sentire a cambiare. Si tratta di un’esperienza che spinge a riflettere sui significati della vita: sentire, vivere, provare emozioni, morire.

Nella fase iniziale gli attacchi vengono accompagnati da uno stato di paura ed ansia associato a sintomi somatici. Questa condizione può manifestarsi sia con uno stato di allerta e minaccia persistente per la propria integrità fisica e psichica, sia come “paura della paura“: ovvero la paura relativa alla possibilità che possa verificarsi di nuovo un attacco di panico in situazioni in cui potrebbe essere difficile da gestire. Questa paura porta ad evitare tutte quelle situazioni che vengono considerate a rischio, in tal modo si limita la propria libertà. Il proprio funzionamento sociale, lavorativo ed affettivo risulta pertanto compromesso.

Solo con il tempo e con l’aiuto di uno specialista si riesce a comprendere come il panico possa essere una delle vie privilegiate per avere quella apertura mentale per conoscersi e conoscere.

I sintomi di cui ci si vorrebbe liberare, non sono mai il reale problema che risiede altrove, in luoghi più profondi. Imparare a gestire l’ansia, gli attacchi di panico e altri sintomi cercando di metterli a tacere, produce scarsi effetti sulla nostra qualità della vita. La psicoterapia è uno strumento che permette di esplorare nel profondo il luogo in cui risiede l’origine di ogni sintomo, lo psicoterapeuta affianca l’individuo nella ricerca di strade nuove ed originali da percorrere per costruire un reale cambiamento nella propria vita. Solo affrontando la funzione del sintomo rendendola nulla si può realmente modificare ed eliminare.


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